Stipendi e straordinari detassati: ecco perchè “non funziona”

L’Italia è la Repubblica delle piccole e medie imprese. In queste realtà lavorative gli straordinari sono doppiamente tali: non te li pagano. (26/07/2008)

Piccole e Medie Imprese …“straordinarie”

In cui lavorare fuori orario è ordinario (normale). “La baracca costa”; “le tasse”; “l’invasione delle cavallette”; “l’inondazione”; “mi sono scoppiate quattro gomme! Non è stata colpa mia!”(cit.) Ogni scusa, fondata o meno, è utile per forzare il lavoratore dipendente a finire il lavoro, continuare un progetto.. a rimanere più del dovuto o partire prima per essere dal cliente entro l’orario pre-pre-pre prestabilito.

Non te li pagano…

Questo è il problema. Nella maggior parte dei casi si fa già passare il lavoro extra come fosse “dovuto” e le ore lavorative straordinarie vengono “rimborsate” sotto forma di ore libere, giornate di ferie: per chi ha bisogno di soldi è aria fritta; per chi non ne ha bisogno resta comunque il peggioramento della qualità della vita: sei a lavoro quando non vorresti e, viceversa, hai la giornata libera quando non hai niente di meglio da fare.

Va detto che ciò accade soprattutto nelle italo_aziende del settore terziario: call center, assicurazioni, uffici vari, fornitori di servizi, venditori di palmi di naso (Milano ne è la capitale).

Questo enorme stormo di aziendine (spesso “spezzettate” ad hoc per non superare i 15 dipendenti [¹]) è una realtà che in Italia rappresenta la maggior parte di fonte di posti di lavoro. Tuttavia -essendo “piccole”- si possono permettere di mantenere una buona (assai) parte del lavoro affidando il tutto a precari, stagisti e apprendisti.

Apprendisti forever

Già, sì, proprio. Sono innumerevoli i lavoratori assunti come apprendisti anche per 2 volte di seguito nella stessa azienda (che può significare fino a 4/6 anni di lavoro di apprendistato). Oltre allo stipendio decimato, alle ferie e alle malattie pagate meno dei “vecchi” lavoratori a tempo indeterminato, non possono nemmeno ricorrere alle sbandierate tutele sindacali di cui la (fu) Italia andava (decisamente) troppo fiera. Se solo si azzardano a pensarci: scatta la sirena d’allarme nella testa del Boss e ci si ritrova con le chiappe sul marciapiede. Quando (e se) anche fosse richiesta una “giusta causa”.. si ricorre al Mobbing; che in Italia ancora non è pienamente ufficialmente riconosciuto come un crimine ( al 25/07/2008 ). Inoltre la macchina della giustizia è talmente lenta e vecchia che si rischia la bancarotta finanziaria e psicologica ancor prima di iniziare una causa in merito. Se sei precario, peggio: gli strumenti di tutela sono ancora più blandi e approssimativi.

Quindi la detassazione degli straordinari?

In Italy’, con i tempi e i modi che corrono è utile solo alle categorie già ampiamente difese dai sindacati a scopo propagandistico; o se preferite:
<<Non funziona>>
.

Se non riesco a comprare il latte in polvere per il mio pargolo… che scazzamartello me ne faccio di mezza giornata libera al venerdì per recuperare gli straordinari della settimana prima?

Inoltre questo provvedimento rischia di far passare in secondo piano la rinegoziazione dei Contratti Collettivi Nazionali: quelli che decidono anche gli stipendi. In alcuni settori sono passati più di 10 anni dall’ultima discussione in merito. Nel frattempo euro e governi spreconi hanno limato il potere d’acquisto ai minimi storici.

Pretendere il pagamento degli straordinari è spesso un’utopia. Ci sono aziende, tante, che lo dichiarano senza pudore: “Qui gli straordinari non li paghiamo”; con grande orgoglio degli amministratori delegati e relativi (troppo spesso incapaci) tirapiedi che fanno l’errore fatale di considerare i fannulloni e i “tira alla lunga” sullo stesso livello di chi il proprio lavoro lo ama e vorrebbe poterlo fare meglio: rimanendo sul posto di lavoro più del dovuto se necessario; ma che poi si arrendono all’evidenza e alla relativa politica Medio_Aziendale dell’ambiente di lavoro e si rassegnano alla mediocrità: a lavorare come gli altri a cui sono equiparati: i fannulloni.

Meritocrazia! …merito..che??

In questo modo si abbatte anche la meritocrazia. Il lavoratore capace e intraprendente non s’impegna più come dovrebbe, lavora svogliatamente, è in continua (vana) ricerca di un posto “migliore”. I fancazzisti spesso, per riflesso, vengono premiati perchè laureati o (più realisticamente) perchè imparentati, immanicati, indisamicati con il Boss.

..e il lavoro vero e proprio chi lo fa?

Questo è -di rito- assegnato ai nuovi arrivati, niubbi, che non conoscono ancora l’andazzo e che entro breve migreranno verso altri lidi; Oppure, più spesso, ai pochi irriducibili onesti d’animo che non si fermano di fronte all’ingiustizia e tentano comunque di dare un tono al loro spirito (non essendo pagati a sufficienza per dar tono alla vita): gente che lavora davvero.. e anche per poco. Persone fiduciose, speranzose o semplicemente disperate, disperatamente oneste. Individui che per carattere, per mentalità, per automatismo: quando intraprendono un’azione (lavorativa in questo caso) la vogliono completare al meglio possibile, nell’interesse dell’azienda, del SUV del capo, degli accessori “Prada” della capa, della casa del socio Tizio, delle vacanze dell’azionista Caio, dei disastri commerciali del relativo reparto.

“E’ uno sporco lavoro, ma qualcuno lo deve pur fare” (cit.)

Le piccole e medie imprese di cui sopra: sono in mano a loro; a questi irriducibili stacanovisti: un esercito senza padre ne’ padrone. Sono loro che inventano, propongono, sviluppano (volontariamente o meno). Le idee poi arrivano ai piani alti e si trasformano in quelle poche strategie commerciali vincenti di cui il merito andrà a qualche incapace venditore di palmi di naso incravattato.

Le qualifiche e le capacità non si possono soffocare

Ma gli stipendi si. Qualcuno potrebbe obiettare che se un dipendente svolge attività estremamente produttive… in qualche modo lo si deve pur riconoscere. Si, con una bella pacca sulle spalle e dei premi aziendali fantasmagorici (irraggiungibili o fittizi).
Molto più spesso di quanto non si creda, soprattutto nel settore terziario: le qualifiche e la retribuzione non sono allineate, nemmeno lontanamente. Come è possibile? Semplice: essendo un settore (specie per le aziendine) dove i controlli sono praticamente inesistenti... si assume un contabile o un “impiegato comune” e poi lo si piazza a fare il lavoro di un commerciale, responsabile, sviluppatore, problem solver, lavacessi, addetto alle consegne ed help desk e hot line telefonica (anche sexy hard).. nelle ore di pausa pranzo magari.

Qualcosa in contrario? Vai pure via, licenziati (magari perdendo la liquidazione). Ci sono tanti altri disperati in giro da sottopagare.

“Tutti sono necessari, ma nessuno è indispensabile” (cit.)

Soluzioni?

Ce ne potrebbero essere tante, ma sono difficilmente applicabili. Forse nella semplicità può esserci il rimedio migliore. Si potrebbero fare dei questionari statali (inps, inail, neuro) on-line obbligatori, differenziati per tipo di azienda, in cui ogni lavoratore (Boss compresi) rispondono a domande generiche sulla tipologia di lavoro che svolgono realmente. Senza entrare troppo nei particolari, ma con la possibilità di scrivere il nome del progetto a cui hanno partecipato, del referente dell’azienda cliente con cui hanno parlato, della problematica risolta, delle soluzioni adottate.
Chi non ha combinato nulla avrà poco da scrivere. Chi “si è fatto il mazzo” non avrà problemi a fornire referenze.

I questionari sarebbero poi spulciati a campione da degli ispettori (magari della Guardia di Finanza) che di tanto in tanto fanno una telefonatina e/o una temutissima visitina.

Altro interessante spunto potrebbe essere l’obbligo di citare gli autori ed esecutori materiali dei lavori, delle soluzioni e delle idee. Questa è facilmente aggirabile “mentendo spudoratamente sapendo di mentire”: il furBoss di turno scrive sempre il suo nome e frega tutti. Ma se alla temutissima visitina arrivasse un Finanziere assieme ad un esperto del settore preso in prestito da un’altra ditta qualunque? Azz.. 😎

Ecco che scopriremmo con stupore che le migliori imbottiture dei caschi della marca Xxx sono state pensate, in realtà, da quello che sta alla catena di montaggio; che il sistema di archiviazione dei Fax dell’ufficio statale Yyy è stato proposto da quello che fa le fotocopie, etc.

Meritrocrazia = produttività = più soldi per tutti.

Lunga vita e prosperità.

[¹] 15 dipendenti è il criterio oltre il quale l’azienda diventa ufficialmente “Media”, con tutte le conseguenze del caso: tasse, regole pro_dipendenti, obblighi organizzativi, responsabilità, etc.

Annunci

Tag: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Una Risposta to “Stipendi e straordinari detassati: ecco perchè “non funziona””

  1. Economia Reale e giochi di Borsa « Bruce0wayne’s Weblog Says:

    […] di credito, le agenzie, gli uffici di varia natura, le aziende “venditrici di fumo” (di cui parlo anche in questo articolo [clicca]), le rappresentanze organizzative e governative, le agenzie (immobiliari, di viaggi, turistiche, di […]

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: