Il Rating Personale

(pagina in revisione – ultimo aggiornamento 13-09-2010)

Cos’è, a cosa serve, ma soprattutto perché.

NOTA: questa pagina è solo una bozza. La teoria completa è troppo lunga da postare in un weblog ed è scritta in inglese. Ho riassunto i punti principali e l’ho pubblicata al solo fine di potervi fare “easy reference” quando serve.

Capita spesso di trovarsi all’interno dell’ennesima triste discussione che prima o poi rischia di finire sul “Io valgo più di te”, “Lui non vale come me”, “Non puoi criticarlo perché ne sa di più”, “lei non sa chi sono io”, e altre cavolate simili.

Cosciente del fatto che avrei continuato a trovarmi in situazioni in cui torna utile stabilire una sorta di “gerarchia sociale di base”, m’inventai un sistema semplice e immediatamente verificabile per assegnare un punteggio alle persone. Il Rating Personale, appunto. In questo scritto vorrei spiegare a grandi linee come funziona in modo da potervi fare semplice riferimento in futuro.

Il Rating Personale è un concetto di incredibile importanza, poiché sta alla base della soluzione di gran parte dei problemi dell’umanità. Sì, addirittura. Chi già conosce questa teoria sa che non sto scrivendo a vanvera.

Perché

Non era la prima volta che mi capitava e sapevo che non era l’ultima che mi sarei trovato nella difficile condizione di far capire alla gente che NON è il titolo di studio o la famiglia in cui si nasce a determinare il valore di una persona. Non lo è nemmeno quanto guadagna o quanto il suo valore viene effettivamente riconosciuto dalla società civile (o meno). Esiste un sistema diverso, semplice ed efficace per valutare una persona.

Perché valutare le persone? Semplice: per poter generare una gerarchia di base alla quale tutti possano fare riferimento per migliorarsi. Perché ci sia un sistema universale per poter affermare che “Tizio” o “Caio” sono “persone che meritano”, piuttosto che no.

Adottando un sistema simile, man mano che passa il tempo verrebbero progressivamente a scomparire le ingiustizie sociali che vedono saltellare allegramente i mantenuti figli di papà sul tetto della società (a far danni) e persone meritevoli e laboriose che strisciano nel guano prodotto dai sopracitati.

Anche se questo sistema non avesse modo di risolvere alcun ché, resta utile in ogni caso per sapere se la persona cui ci troviamo di fronte merita la nostra fiducia o il nostro appoggio.

Come funziona

Innanzi tutto il Rating Personale è “personale”, appunto. Questo significa che si applica solo alle persone (fisiche e giuridiche). Il concetto di Rating equivale a una valutazione dell’individuo e indica quanto questo gravi o alimenti il benessere dell’umanità e della società in cui vive.

Il punteggio che costituisce il Rating è raffrontabile. Per comodità avevo scelto di assegnare un punteggio massimo di 5 (cinque) e minimo di -0 (inferiore a Zero) anche se inizialmente è preferibile utilizzare una scala molto più semplice in cui ci sono solo 2 punteggi possibili: positivo e negativo. Non importa di quanto il rating sia al di sotto dello Zero: quando il punteggio è negativo ci si trova di fronte a una persona che danneggia il pianeta, che mette a rischio la società, che grava sulle spalle degli altri, etc. e questo è più che sufficiente per determinarne lo scarso valore.

Il fattore economico

Nell’immediato e per comodità si può assegnare un primo Rating Personale basandosi sul rapporto tra “consumi” e “produzione” del soggetto. Una persona che produce meno di quanto consuma ha generalmente un punteggio inferiore a Zero.

Nei “consumi” vanno inclusi tutti gli oggetti di cui la persona fa uso, i soldi che spende, i carburanti e le energie che usa. Anche i favori personali e i favoritismi sono consumi. Va considerato consumo anche il solo abitare in una casa. In questo tipo di valutazione nulla è scontato.

Nel considerare “la produttività” economica del soggetto vanno conteggiati innanzitutto i profitti del lavoro. Un soggetto disoccupato può comunque produrre come aiuto al lavoro di qualcun altro o come assistenza alle cose o persone, a patto che ciò sia dimostrabile e che se ne rilevi una sensibile utilità sociale. (volontariato, gestione di un familiare malato, etc.)

Se tutti lavorassero per il proprio pane e niente più, ci sarebbe abbastanza cibo e tempo libero per tutti… i nostri bisogni si ridurrebbero al minimo, il nostro cibo si semplificherebbe. Allora mangeremmo per vivere, anziché vivere per mangiare. (M. Gandhi)

Attenzione: il Rating Personale non si calcola sulla base del rapporto guadagni/spese! Questo perché la maggior parte delle persone è soggetta a una retribuzione palesemente ingiusta e iniqua. Un operaio che lavora sodo ha un potenziale primo Rating Personale superiore a quello del figlio del suo datore di lavoro, il quale potrebbe svolgere funzioni di “responsabilità” sulla carta, mentre in realtà vaga tutto il giorno per bar, pub e discopub  o si crogiola nel letto fino alle 5 del pomeriggio.

Il fatto che l’operaio sia retribuito per 1.500 euro e il “responsabile” ne guadagni 5.000 non significa nulla. Il Rating dei due personaggi va calcolato sulla base del reale rendimento e consumo.

In questo tipo di prima classificazione va fatta eccezione per gli artisti il cui lavoro non viene venduto, ma accresce sensibilmente il valore e la bellezza nella società. Il valore dell’arte si misura in consensi (democraticamente).

Il Fattore Pratico

Nell’effettività, quindi, il Rating Personale va assegnato in modo simile a come fanno le banche quando si richiede un prestito. Valutando l’affidabilità della persona, la sua capacità di portare a termine i compiti, la sua costanza nel mantenere e migliorare le proprie idee.

Apparentemente questo criterio di valutazione può apparire come inapplicabile poiché eccessivamente soggettivo. Al contrario –invece- il Rating va necessariamente calcolato in modo oggettivamente pratico. Il calcolo di un Rating preciso e accurato rischierebbe di occupare troppe risorse, per cui va calcolato fino a quando non si arriva allo scopo. Se due persone entrassero in discussione tra di loro gli sia concesso di calcolare e rivalutare il proprio punteggio fino all’ultimo centesimo. Generalmente non occorre mai arrivare a tanto, perché il calcolo è pratico, semplice e paradossalmente veloce.

Per calcolare un rating bisogna basarsi su informazioni pubbliche e/o verificate. Nella maggior parte dei casi basta conoscere il rapporto tra consumi e produttività (fattore economico) per determinare un primo rating. Nei casi più complessi è possibile valutare le singole attività della persona per arrivare a un risultato più attendibile.

Ogni quotazione che si basa su concetti soggettivi o non verificabili va ignorata. Ad esempio, affermazioni come “Senza di me l’azienda non funzionerebbe” non hanno alcun effetto sul calcolo del Rating. Al contrario una dimostrazione che buona parte del fatturato dell’azienda dipenda dal lavoro svolto dal soggetto aumenta il rating.

La ricchezza astratta

Una buona parte della produttività di alcuni personaggi può non essere immediatamente quantificabile per via della sua natura astratta. Facciamo riferimento per esempio alle nozioni intellettuali. Un autore di romanzi o di testi tecnici può non essere in grado di generare una propria valutazione immediata. E’ possibile che i suoi testi risultino utili per la società e che riscuotano consensi nel pubblico, ma i profitti derivanti dalla vendita non siano “adeguati” o non esistano proprio. In questo caso, in prima analisi, possono essere utilizzati gli stessi criteri degli artisti (vedi fattore economico). In seconda analisi bisognerebbe prendere il considerazione il Rating Medio di un campione dei seguaci del soggetto che produce contenuti intellettuali. Se queste persone hanno un Rating che si dimostra essere alto, il rating dell’autore sarà considerabile migliore.

Ereditabilità e trasferibilità del Rating Personale

Il punteggio personale assegnato dal Rating generalmente non è cedibile. Quando accade che una persona erediti i fattori che rendevano alto il punteggio di chi ha lasciato l’eredità, non viene ereditato anche il Rating. A meno che non vi sia modo di risalire alla condizione iniziale, il Rating dell’erede sarà positivo solo se riesce a mantenere il tenore ereditato. Un progressivo, per quanto lento, impoverimento dei fattori ereditati potrebbe, infatti, impoverire altre persone. Un soggetto che impoverisce spiritualmente o economicamente gli altri è un soggetto a Rating negativo.

Il Rating non è trasferibile. Tuttavia un soggetto può prendersi la libertà di “coprire” i consumi di un’altra persona in funzione del suo punteggio, aumentandolo. Il Rating di chi viene “mantenuto” sarà considerato comunque basso, poiché il concetto di Rating NON è trasferibile o cedibile. La “copertura” da parte di un altro soggetto può aprire alcune possibilità al “coperto”, ma senza influenzare il suo punteggio direttamente.

Rating parziale

Per chi ancora non lavora e quindi viene mantenuto dai genitori, il punteggio va considerato come parziale.

Se il soggetto non completa gli studi nei tempi previsti e non vi sono motivazioni a interferire: il Rating viene considerato basso. Attenzione: i cosiddetti “bamboccioni” non hanno necessariamente un basso punteggio. Specie se lavorano e consumano meno di quanto producono. Il fatto di abitare in casa con i genitori apre la possibilità a possibili speculazioni sul loro livello di rendimento, tuttavia chi lavora e produce quanto consuma (o di più) ha un evidente Rating positivo. Il non occupare una casa oltre quella dei genitori quando non occorre rappresenta un evidente risparmio per tutti.

Incolpevolezza

Non è colpa del soggetto se perde il lavoro e non può più pagare i propri consumi. Una persona che cade in disgrazia non ha un basso Rating. Nessuno può controllare la sorte e la morte. A meno che il decadimento non dipenda da scelte individuali errate e ripetute il Rating non viene influenzato. Per mantenere il proprio punteggio alto basta dimostrare di aver fatto tutto il possibile per non degradare la propria posizione. Una persona disoccupata e povera che rifiuta un lavoro a lui non gradito abbassa il suo Rating. Se diversamente accetta di cambiare lavoro, anche temporaneamente, per non gravare sugli altri, aumenta il suo punteggio, anche in caso di riduzione dello stipendio.

Rating sulle intenzioni

Il punteggio personale NON deve essere mai calcolato sulle intenzioni. Se il soggetto si dimostra ben disposto ma non conclude mai nulla, il suo rating resta basso o cala.

In che modo il Rating può risolvere problemi globali?

Questo capitolo meriterebbe una discussione a parte. Scrivo giusto uno spunto di riflessione. Il modo per cui vi sia un contributo a risolvere problemi collettivi o globali è evidente. Immaginiamo per esempio l’inquinamento ambientale. Se alle persone con basso Rating fossero limitate le possibilità di sperperare risorse, vi sarebbe meno inquinamento. Il solo riconoscimento delle capacità e del merito metterebbe freno allo spreco di risorse ed energie.

È alto il solo punteggio di chi contribuisce (almeno in minima parte) al funzionamento della società e della sostenibilità della vita umana. Chi vuole migliorare il proprio scarso (o negativo) Rating deve darsi da fare, deve mettere in moto pensieri costruttivi atti a migliorare il suo modo di rapportarsi al mondo. Se la maggior parte degli esseri umani inseguisse un buon Rating non vi sarebbe nemmeno il sovraffollamento globale. Il genitore è responsabile del Rating dei figli. Un genitore che ha un buon Rating può avere figli, anche se è povero. Una persona facoltosa con basso punteggio, mettendo al mondo un figlio abbassa ulteriormente il suo Rating.

Dove si usa il Rating?

Da nessuna parte! 🙂 Il luogo iniziale dove usare questo tipo di punteggio sarebbero i discorsi comuni tra amici. Una volta perfezionato potrà essere utilizzato in discussioni ufficiali, senza però sconfinare nel “razzismo” o nella discriminazione. Il Rating è estremamente variabile e per definizione si aggiorna in continuazione. Nessuno è irrecuperabile.

Applicazioni generali ed esempi:

  • Una persona che produce molta ricchezza e ne consuma un solo centesimo in più ha un Rating negativo.
  • Una madre che lavora e che non guadagna abbastanza per coprire i consumi della sua famiglia e il cui reddito da lavoro da solo non coprirebbe i suoi consumi ha comunque un Rating positivo se si prende cura dei familiari che non possono avere Rating positivo.
  • Nei Paesi poveri il calcolo del Rating non subisce alcuna influenza. Se una persona lavora e produce servizi o beni, anche se non adeguatamente retribuita, possiede comunque un Rating positivo.
  • Un agricoltore che produce materie prime essenziali ha un Rating positivo anche se non guadagna abbastanza dalla vendita di tali materie. Fanno eccezione i casi in cui materiali e mezzi di lavoro vengono messi a disposizione a titolo gratuito da persone esterne. In quel caso il Rating si abbassa. Se i mezzi vengono concessi in prestito e il prestito viene saldato il Rating è positivo.
  • Il Rating Personale non si applica a partiti politici di alcun genere. È possibile valutare il punteggio dei singoli appartenenti al partito come persone indipendenti. Un politico che fa solo il politico e non produce quindi altri servizi va valutato in base ai reali rendimenti delle leggi che ha contribuito ad approvare. Un politico che non firma decreti o non partecipa alle discussioni o che si limita a firmare il lavoro altrui, o quello che ha contribuito all’approvazione di misure che hanno causato un danno comprovato, ha un Rating ovviamente negativo.
  • Il solo mantenersi in forma e in bella presenza contribuisce ad aumentare il Rating Personale. Una persona che si tratta male tende ad avere lo stesso approccio con gli altri.
  • Se esistesse, il Dr. House avrebbe un buon Rating perché, pur non curando la sua persona, contribuirebbe a salvare altre vite.
  • Uno studente che si spaccia per intellettuale e pensatore, ma che viene mantenuto da altri, ha un Rating potenzialmente basso. Prima di propinare consigli bisogna dare il buon esempio. Al contrario, un ignorante che si impegna nel lavoro (per quanto semplice) ha un Rating potenzialmente alto.
  • I criminali hanno un ovvio Rating negativo, anche se agissero selettivamente solo nei confronti di altri criminali. Non esiste una versione positiva di un crimine.
  • Una persona che abita in una casa pagata da altri, considerato il valore di un alloggio, ha un potenziale Rating negativo; a meno che non produca più di quanto valga un’agevolazione di questo tipo o che non si tratti di un eredità di cui contribuisce a mantenere il valore.

>> Leggi le origini del Rating Personale >>

2 Risposte to “Il Rating Personale”

  1. Claudio Angeletti Says:

    Molto interessante e anche potenzialmente etico. Però non mi sembra così facile da misurare. Un esempio pratico?

  2. bruce0wayne Says:

    La persona più adatta a calcolare il Rating è se stessi. Un esempio pratico comporterebbe la messa in evidenza di una persona in particolare… e non sarebbe corretto senza il suo consenso. Credo che lo farò, comunque. Negli esperimenti di questa teoria sono state valutate più persone (io compreso) e i risultati sono stati paradossali ma inappellabili.

    Considerando però la sola valutazione “positiva” o “negativa” (senza punteggio quindi). Possiamo concludere con riserva (per es.) che Madre Teresa di Calcutta avesse un Rating positivo. Al contrario Lapo Elkann potrebbe avere un Rating negativo.

    Bill Gates, oggi, ha un rating positivo. Gli studi della sua fondazione non puntano a salvare vite “a muzzo” (a caso), sono pensati per favorire sviluppo sostenibile. Steve Jobs ha un rating potenzialmente positivo se si pensa a quante persone lavorano per lui, che diventa negativo se pensiamo al solo fatto che parte di ciò che vende è di comprovata “dubbia utilità”, oppure alla vicenda che lo ha visto “ladro” di un organo donato negli States. Soffiare la possibilità di salvarsi a un altro paziente, bruciando milioni di risorse (e di dollari), lo ha reso un individuo dal Rating Personale negativo.

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